L’assedio di Ariano da parte dei saraceni di Lucera

I saraceni di Lucera, come è noto, ebbero un ruolo molto importante negli eserciti degli svevi (1). Protagonisti delle battaglie decisive per il Regno di Sicilia, furono impiegati come fanteria specializzata, con il compito di scagliare frecce sulle schiere avversarie. Un interessante episodio che li coinvolse attivamente, avvenne nei primi mesi del 1255, tra marzo e aprile. Furono incaricati da Manfredi di assediare e prendere la Civitas Ariani, oggi Ariano Irpino (AV), colpevole di aver appoggiato apertamente il papato durante le accese dispute avvenute nel Regno. Gli agareni con a capo un latino, Federico Maletta, zio e fedele di Manfredi, dovettero escogitare un poco onorevole ma molto efficace stratagemma per espugnare quel luogo così impervio e ben difeso. I fatti sono riportati nella Cronaca Historia de rebus gestis Frederici II imperatoris eiusque filiorum Conradi et Manfredi Apuliae et Siciliae regum ab anno MCCX usque ad MCCLVIII dello pseudo-Jamsilla (2).

Fino a quei giorni si era molto animosamente opposta al Principe la città di Ariano, inattaccabile sia per la natura del luogo che per i suoi abitanti, poichè, essendo posta su un alto monte, con salite assai ardue e strette, non poteva in alcun modo essere assediata o presa con la forza; e come era difficile a chi era all’esterno avanzare, così era facile a quelli che si trvavano all’interno respingere dall’entrata tutti quelli che in qualche modo tentavano di avvicinarsi. Essendo dunque del tutto inefficace l’uso della forza contro quella città, Federico Maletta, zio del principe, che allora era capitano in Capitanata e a Lucera, incominciò a volgere tutti i suoi pensieri e il suo ingegno per conquistarla, ritenendo non indegno della disciplina militare combattere il nemico sia con l’inganno che con la forza. Perciò fece in modo che sotto l’apparenza di una confederazione tra gli uomini di Ariano ed alcuni di Lucera, che di nascosto si finsero nemici del principe, quelli di Lucera, come se stessero fuggendo dalla loro terra e volessero rifugiarsi in Ariano per soccorrere gli Arianesi, entrarono di notte nella città. Ma subito dopo ruppero la falsa fedeltà e dimostrarono la vera perfidia, perchè incominciarono immediatamente ad uccidere alcuni cittadini di Ariano che venivano loro incontro con una certa sicurezza; e poichè la notte non permetteva che si facesse alcuna distinzione fra nemici e concittadini, si fece una grande strage di questi ultimi. E così la città fu occupata e distrutta, e durante la notte molti cittadini furono uccisi, molti fuggirono, altri fra le personalità più autorevoli della città, che erano stati i capi della rivolta, furono con regolare sentenza condannati a morte; altri infine, di modesta e più bassa condizione, che erano scampati per caso all’uccisione durante la notte e per il loro numero e la loro meschinità avevano evitato la pena di morte, furono scacciati da quel luogo e mandati a vivere in altre parti del Regno.

Castello normanno di Ariano Irpino (AV)

Tale efferatezza non fu certamente perdonata a colui che “biondo era e bello e di gentile aspetto” e nemmeno ai saraceni di Lucera. Il primo fu chiamato nel 1262 da Papa Urbano IV a rendere conto degli avvenimenti “super distructione civitatis Arianensis, quam per Saracenos fecit funditus dissipari” (3), mentre per la colonia, l’assedio fu ricordato nei sermoni di Eudes de Chateauroux nel 1268 durante la rivolta anti-angioina che vide Lucera al centro di una crociata (4):

Fuerunt etiam quasi lancee in lateribus, vicinos suos bellis lacessantes, spoliantes,
vulnerantes, mutilantes, sieur aceidit non est diu in Civitate Arianense
et quam plurrimos vigilantes, et sicut modo hiis diebus fecerunt.

Da questo episodio si denotano, inoltre, due elementi interessanti. Il primo è legato alla natura occidentale del capitano di Lucera nonchè delle forze utilizzate durante l’assedio. Federico Maletta, infatti, fu tra i pochi a ricevere l’onore di guidare le compagini saracene. La seconda riguarda la facilità con cui gli abitanti di Ariano si fidarono dei Lucerini. Sarebbe interessante scoprire se fossero tutti saraceni o, viceversa, ci fossero dei latini. Nella seconda ipotesi saremmo di fronte ad una connivenza di saraceni e latini nella colonia musulmana.

Alessandro De Troia

(1) P. Pieri, I Saraceni di Lucera nella storia militare medievale, “Archivio Storico Pugliese”, 6, 1953

(2) F. De Rosa, Le gesta di Federico II Imperatore e dei Suoi Figli Corrado e Manfredi, Nicolò Jamsilla, Ciolfi, 2007, p. 303

(3) Les Registres d’Urbain IV (ed. Jean Guiraud, 4 vols., Paris, 1899–1929), vol. 2, p. 57

(4) “Crusade and Rhetoric against the Muslim Colony of Lucera: Eudes of Châteauroux’s Sermones de Rebellione Sarracenorum Lucherie in Apulia”, in: Journal of Medieval History 21 (1995), 343-85.

(5) P. Lo Conte, Storia di Ariano Irpino, http://www.pietroloconte.it/storia/Storiariano.htm

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