Luce nel bosco: una possibile etimologia della parola “Lucera”

Si è discusso a lungo, ed ancora se ne discute, della possibile etimologia della parola “Lucera”. A tal proposito, si sono costituite due scuole di pensiero: quella che fa discendere il significato del termine “Lucera” dalla parola “luce” e quella che la fa derivare da “bosco” o “bosco sacro”.  Queste due interpretazioni si sono a lungo contrapposte ed, ancor oggi, tale disputa resta una vexata quaestio.È possibile, invece, ricondurre le due esegesi ad una comune radice semantica, quella che mette, appunto, in relazione il bosco alla luce, che, a volte, filtra in esso. Per avvalorare questa tesi mi avvarrò di un saggio scritto da un illustre studioso, Leonardo Amoruso, al quale rimando (Il saggio in questione è: “La Lichtung di Heidegger come lucus a (non) lucendo”, in: Il pensiero debole. Milano: Feltrinelli, 1986). Il testo al quale si rinvia ha un carattere filosofico e, quindi, non presenta alcuna attinenza diretta con la questione che viene qui affrontata. Ma, proprio perché scaturito da un contesto affatto diverso, ci introduce ad un’analisi ed ad una riflessione, per noi, assolutamente obiettive. Si vedrà, inoltre, come la disamina condotta, pur con altri intenti, risulta particolarmente pertinente al nostro caso.

Il dilemma ancora aperto, dunque, attiene alla radice della parola Lucera, ossia se questa derivi da lux oppure da lucus. In realtà, Amoroso dimostra come la stessa parola lucus, a sua volta, discenda da lux, seppure in un’accezione particolare, per cui non sussiste alcuna antitesi radicale tra i due riferimenti.

Seguendo la digressione svolta dall’Amoruso, si può notare come anche in tedesco i termini licht e lichtung presentano “nessi etimologici” e “affinità morfologiche”. In particolare, lichtung, radura, corrisponde all’antico tedesco loh, bosco sacro, parola ancora in uso nel tedesco dialettale e riconoscibile persino nelle denominazioni Waterloo e Oslo. La radice di questa parola la si ritrova nell’indoeuropeo loka- (bosco sacro), dalla  quale discendono sia il termine greco λευχ, sia gli affini etrusco e latino lucus.

Un esame più dettagliato lo si può svolgere a proposito della parola latina lucus, la quale, come in tedesco, si richiama al “campo semantico della luce”. Nell’etimologia tradizionale il termine si rifà per antifrasi alla luce, giacché indica un luogo con poca luce. Perciò, Varrone parla di “Lucus eo dictus putatur quod minime luceat” (De lingua latina, 240, 5), descrivendo, dunque, il lucus come un posto dove riluce poco. Tale significato lo si ritrova nell’ossimoro usato da Virgilio, allorché adopera l’espressione “lucis habitamus opacis” (Aen. 6, 673), cioè “abitiamo tra luci opache”.

Questo rapporto tra luce e ombra, tra bosco, luce e ombra, si definisce più chiaramente in altri autori latini. Ad esempio, Livio parla di: “Lucus ibi frequenti silva et proceris abietis arboribus saeptus laeta in medio pascua habuit” (24,3,4). Qui, il lucus rappresenta il luogo distinto dalla fitta selva di alti abeti, dove si apre una radura, ovvero dove si lascia spazio a “lieti pascoli”.

Ancor oggi, nel Thesaurus linguae latinae, il termine lucus viene così descritto: “vox prisca quae tamquam theod. Lichtung locum liberum arboribus saeptum significasse videtur”. In questo caso, l’associazione tra il latino lucus ed il tedesco lichtung è esplicita ed ambedue significano “un luogo libero da alberi”, ovviamente adiacente una foresta o immerso in essa.

In autori più tardi, come Servio ed Isidoro di Siviglia, “la luminosità del lucus viene riportata alla sua natura religiosa”, in quanto dovuta alle fiaccole cultuali.

In conclusione, si può affermare che, in latino, il lucus si distingue dalla silva proprio perché indica una vegetazione meno fitta, o anche una radura, in ogni caso uno spazio boschivo dove si generano giochi di luci ed ombre, derivanti dal filtrare della luce tra i rami degli alberi, oppure dal suo risaltare per contrasto rispetto alle ombre del bosco circostante, in quanto slargo immerso nella vegetazione.

Dunque, anche per la parola Lucera si può richiamare una sua derivazione etimologica da lucus, che, a sua volta, discende da lux, in quanto bosco (sacro) non così fitto da impedire il penetrare della luce al suo interno. Probabilmente, la sacralità del posto viene evocata proprio dal manifestarsi del divino attraverso il fascio luminoso che irrompe nell’ombra della vegetazione.

 Andrea Amato

 

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