Un commosso omaggio alla nostra Grande Quercia

Dal romanzo di Alfredo Pitta “Santajusta” riporto l’incipit, le prime due pagine.
Mi sono arrabbatato a farne una copia, per quanto possibile, conforme all’originale.

CASA EDITRICE SONZOGNO 1936
S A N T A J U S T A

Il bosco della Melara.

– C’è?
Questo soltanto disse colui che, sbucato improvvisamente da dietro alcuni cespugli nella radura, si avanzava ora dinoccolato verso i tre uomini sdraiati ai piedi di una grossa quercia. Lo seguiva un atticciato contadino, che si guardava attorno con una meraviglia attenuata da una certa cupa tristezza che gli si leggeva nel viso adusto. Si, o almeno così mi pare – rispose sbadigliando uno dei tre, dando appena un’occhiata al contadino. E soggiunse, quasi senza curiosità: – Che razza di pesce ci porti, Locco-locco? – Te lo dirà lui – replicò brevemente il nuovo venuto. – Adesso vado a vedere se c’è Drigo, che lo interrogherà. – Bada che se non se n’è andato or ora da un’altra parte, è in compagnia di quello dalla cappa nera; e sai bene che allora non vuol essere disturbato. – Ah! Ritornato ancora, quello spaventapasseri? Chissà che diamine viene a fare, che se ne sta per ore ed ore a borbottare con Drigo, e non lascia che badi ai fatti suoi!

– Bada tu ai tuoi, invece, Locco-locco, se tieni alle spalle – entrò a dire bruscamente un altro dei tre uomini sdraiati; e il terzo soggiunse, in tono sentenzioso, con voce bassa e gutturale: – E’ scritto: “Non voler saper che cosa è nella mano chiusa del tuo signore”. – Ecco Musa che comincia a sputare proverbi – rise Locco-locco, mettendosi a sedere su un sasso poco lontano dalla quercia. E soggiunse, rivolto al contadino: – Su, mettiti a sedere anche tu, chè bisogna aspettare. Intanto vedi se ti va giù un sorso di vino: hai una faccia come se avessi visto il demonio. Senza rispondere, con un triste tentennare del-
la testa, il contadino si mise a sedere a sua volta, a terra. Accettò la fiasca che gli porse colui che aveva parlato per primo, bevve qualche sorsata, e la restituì con un profondo dolente sospiro. Seguì un breve silenzio. Nella radura, illuminata in pieno dal sole meridiano, era una pace profonda. Il tenero verde dell’erba nuova punteggiata di margheritine bianche e gialle contrastava piacevolmente con quello più cupo, quasi nerastro della foresta intorno e con la macchia giallastra della roccia calcarea picchiettata di neri cespugli, che si apriva nella massa boscosa come una cicatrice. Sola nel mezzo, si ergeva, salda, fronzuta, contorta come nello sforzo di espandersi, la grossa quercia, ai cui piedi erano sdraiati i tre uomini.

Una foto della Quercia di Santa Justa

Francesco Zaccaria

8 thoughts on “Un commosso omaggio alla nostra Grande Quercia

  1. Le sarei immensamente grato. Si sono di Lucera, mi chiamo Giuseppina Bianchi. Purtroppo in questo momento mi trovo a Chieti per l’università, e non riuscirò a tornare a Lucera prima delle vacanze pasquali. Siccome sono davvero interessata, potrebbe dirmi indicativamente quanto verrebbe a costare?

  2. Anche io sono fuori per l’Università e come lei non sarò a Lucera fino alle festività pasquali. La spesa credo sia minima. Giusto il costo delle fotocopie. Al massimo durante le feste ci sentiamo e gliele porto.

  3. perfetto allora le lascio il mio num. xxxxxxxxxxxxxxx . se mi lascia anche il suo, la contatto io durante le feste per metterci d’accordo.

  4. il numero è arrivato, grazie mille, anche per l’accortezza di aver cancellato il mio. mi farò senz’altro sentire durante le feste. grazie ancora per la disponibilità, a presto.

  5. Fa bene al cuore sapere che c’è ancora in giro gente con la voglia e il piacere di leggere le cose della nostra terra. A Giuseppina vorrei dire che io quel romanzo sono riuscito a trovarlo, vecchio, ingiallito, con le pagine staccate, ma l’ho letto tutto d’un fiato. E’ molto bello e sono contento che tu sia riuscito a trovarlo, seppure in copia. Conservalo come una reliquia, perchè tanto, delle storie della nostra bella Capitanata, non frega niente a nessuno. Cerchiamo di ricordare e di insegnare ai nostri figli a fare altrettanto.

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