La cripta della chiesa San Francesco. Le foto dai restauri

Negli anni dei restauri della chiesa di San Francesco (siamo alla fine degli anni Settanta del Novecento), tra le altre cose si rifece il pavimento dell’intera struttura e voci raccontavano che ci fu anche una piccola ispezione agli ambienti della cripta che insiste sotto il piano di calpestio.
Girando per Lucera in cerca di notizie, siamo venuti a conoscenza di fotografie che documentano tale cripta e, tra una chiacchierata e l’altra, Francesco Zaccaria ci ha confidato che era in possesso delle immagini in quanto ebbe accesso personalmente agli ambienti sotterranei durante i lavori svolti con l’allora Gruppo Archeologico Dauno, sezione di Lucera.

Di seguito pubblichiamo una piccola intervista fattagli pochi giorni fa che ci permetterà di aggiungere elementi alle fotografie da lui generosamente donateci.

A: Ciao Francesco, innanzitutto grazie mille per la segnalazione delle foto e per la cortesia dell’invito. La prima domanda che vogliamo porti è: cosa ci facevi lì e con chi eri?

F: Con un piccolo gruppo di amici intorno alla fine degli anni Settanta, decidemmo che la nostra passione per la storia e l’archeologia poteva divenire “ufficiale” e formammo la sezione lucerina dei Gruppi Archeologici d’Italia (GAI) denominandolo Gruppo Archeologico Dauno. Tra gli altri membri oltre me spiccavano Fernando Forte e Tonino Russo. Il tutto sotto la guida preziosa e competente del prof. Giampaolo Pennacchioni.

Il nostro orgoglio fu quello di segnalare in contrada Ripatetta, a pochi chilometri da Lucera, un villaggio preistorico studiato in seguito dall’equipe del Prof. Carlo Tozzi dell’Università di Pisa, che passò molti mesi a Lucera riportando studi e reperti.
Quando venimmo a sapere dei lavori nella chiesa di San Francesco, chiedemmo ai responsabili del cantiere l’autorizzazione per poter accedere alla cripta per farci un’idea di cosa ci fosse sotto la struttura. Fortunatamente potemmo accedere e vedemmo con i nostri occhi gli ambienti.

A: Sarà stata un’emozione incredibile. Da dove entraste per accedere alla cripta?

F: Accedemmo alla cripta da un’apertura, guardando l’altare, sulla sinistra, distante qualche metro dall’entrata. Portammo una scala, collegammo una torcia ad un lungo filo e scendemmo giù negli ambienti.

A: Parlaci un po’ degli ambienti della cripta. Le condizioni, gli oggetti e le dimensioni.

F: L’ambiente era alto circa 2 metri e mezzo, forse 3 (probabilmente l’altezza effettiva poteva essere superiore vista la grande quantità di detriti accumulati nel tempo), largo e lungo poco più di 3 metri. Dalla zona di entrata si dipanavano tre altri ambienti di cui 2 chiusi da una parete di mattoncini, mentre un terzo si presentava più in basso rispetto agli altri ed è per questo motivo che supponemmo che il piano della cripta fosse sotto cumuli di detriti.

Incautamente decidemmo di introdurci all’interno di uno dei tre ambienti strisciando verso l’apertura. Dopo alcuni metri vedemmo affiorare dai detriti moltissime ossa e un’altra arcata che probabilmente portava in un ulteriore ambiente. Decidemmo però di terminare l’indagine in quanto i pericoli di eventuali crolli o dissesti iniziavano a crescere.

A: E dopo questa “scoperta” cosa accadde? Quali furono le vostre aspettative?

F: Chiedemmo se quegli ambienti sarebbero mai stati indagati in maniera strutturata e seria ma ci dissero che si ritenne di non procedere dati gli alti costi che questo avrebbe comportato.

A: Ti ringrazio molto per il tempo che ci hai concesso.

F: È stato un piacere.

Vi lasciamo alle fotografie che Francesco ci ha gentilmente concesso di pubblicare con qualche considerazione finale.

La conoscenza e lo studio sia della topografia che delle strutture monumentali di Lucera, da anni necessita di un qualcosa che sia sistematico. Troppo spesso abbiamo letto studi che non hanno una continuità né tanto meno è mai stato attuato un piano di valorizzazione della Lucera sotterranea ancora presente nel centro storico e non solo: pensiamo ad esempio anche alla cripta di San Leonardo o di San Domenico. Alcune leggende vogliono che nella seconda siano presenti persino delle mummie, per non parlare poi della Cattedrale. Quando avevo 16 anni vidi con i miei occhi, dall’accesso alla cripta, più o meno lo stesso spettacolo che si presentò davanti a Francesco Zaccaria. Quali tesori custodiscono quegli ambienti? E quante storie si potrebbero riscrivere analizzando e studiando le strutture? È davvero solo una questione economica e di fondi? Siamo consapevoli che effettuare uno studio e uno sterro di ambienti così complessi possa essere oneroso, ma l’esempio della chiesa del Carmine, in cui la cripta è stata riportata alla luce, dimostra che volere è potere. E in questo caso potremmo, tutti, come cittadinanza, volerlo. In primis per la conoscenza e la memoria storica della città, ma anche in ottica di rivivere e riscoprire una parte di noi lucerini che aspetta solo di essere svelata.

Alessandro De Troia

Il saggio vincitore del concorso “Augustale d’oro” 2012

Pubblichiamo il saggio vincitore del concorso “Augustale d’oro” 2012, indetto dal Centro Attività Culturali “don Tommaso Leccisotti”, con il Patrocinio del Comune di Torremaggiore e della Regione Puglia. Tra i giudici anche il prof. Pasquale Corsi, professore ordinario presso l’Università di Foggia.

Augustale dell’Imperatore Federico II

Il saggio dal titolo “Presenze Cristiane e musulmane nella Lucera del XIII secolo. Nuove ipotesi e spunti di ricerca“ è stato redatto da Alessandro De Troia, Michele Giardino, Alessandro Strinati e Walter di Pierro.

Il saggio ripercorre gli studi sulla città di Lucera mettendo in luce alcuni aspetti poco chiari della Luceria Saracenorum del XIII secolo. Dalla Chiesa di San Francesco fino alla cattedrale.

Buona lettura.

Nel caso non si visualizzasse è possibile scaricare lo scritto QUI

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Ipotesi e spunti sulla Chiesa di San Francesco

L’ attuale chiesa- santuario di San Francesco Antonio Fasani, che tutti possiamo ammirare di fronte il nostro tribunale costruito con il reimpiego di copioso materiale edilizio desunto dal palatium di Federico II, fu fatta costruire, secondo la storiografia tradizionale, da Carlo II d’Angiò in onore di San Francesco d’Assisi , dopo la cristianizzazione della precedente Luceria Sarracenorum, eretta in 4 anni: dal 1300 al 1304.

La chiesa presenta, a quanto pare, la sua originale disposizione mentre il convento, disposto a sinistra dell’abside, dopo la soppressione degli ordini religiosi possidenti (1809), divenne inizialmente sede dell’Archivio e della Camera notarile e poi inglobato, fatta eccezione di alcuni locali, nel Carcere giudiziario.
Dopo intemperie e terremoti (prima metà del 1700), la chiesa venne restaurata in stile barocco, anche e sopratutto per l’interessamento del Padre Maestro, frate francescano lucerino, che fece completamente imbiancare ed intoncare l’intera chiesa, nascondendo dipinti ed elementi decorativi vari (di sicuro molto antichi, risalenti alla genesi stessa della chiesa) trasformando quella che era un trionfo di colori e di scene minuziosamente dipinte, in uno sterile ed uniforme bianco. Successivamente, precisamente tra il 1936 e il 1943, altri restauri “rispristinarono” quello che sembra dover essere lo stato originale, e con la rimozione di alcuni intonaci e parti del bianco che ricopriva interamente la chiesa riemersero alcuni dipinti ed elementi nascosti dal precedente intervento.

Una delle più grandi perdite che questa gemma architettonica poteva subire è proprio l’offuscamento (derivato dall’intonacatura) delle sue originali pitture parietali: tramite lo strato originario dei dipinti, analizzandone elementi peculiari del periodo quali abbigliamento, stile pittorico, e pigmenti adoperati per la realizzazione, avremmo potuto dare una datazione precisa e, quasi, inequivocabile dell’intera struttura.  Purtroppo a causa della sovrapposizione, nei secoli, di varie stratigrafie di affreschi e di rimaneggiamenti vari (da leggersi anche come “infelici” restauri sulle pareti dell’abside centrale) che hanno falsato e rimescolato le varie facies pertinenti ad un unico periodo (esempio: aureole di strati più antichi, che si sovrappongo ad affreschi di periodi più recenti, alcuni elementi  branditi da soggetti, trasformati in altri) risulterebbe anche difficile un’analisi micropigmentale. Ma inerentemente questo discorso rimandiamo ad un altro futuro articolo. Continue reading