Il primo Museo Civico di Capitanata

Lucera detiene il primato culturale per aver istituito il primo Museo Civico di Capitanata, inaugurato ufficialmente nel 1905. Fu sistemato, provvisoriamente, in una sala a piano terra di palazzo Mozzagrugno, dov’era la sede dei Vigili Urbani ed ora c’è la sala dei consiglieri comunali. L’antiquarium nacque grazie alla volontà di privati cittadini, in particolare del compianto avv. Girolamo Prignano (1853-1933), che vollero incrementare con le loro donazioni la piccola raccolta pubblica di antichità, visibile già verso la fine dell‘800. il noto archeologo parigino François Lenormant (1837-1883), che venne a Lucera nell’autunno del 1882, in compagnia di Felice Bernabei, direttore dei musei e scavi del Regno, attesta nel suo ultimo libro in due volumi, “A travers l’Apulie et la Lucanie” , di aver visto sia la statua di Venere, sulla quale esprime un giudizio davvero impietoso, sia la raccolta di antichità, composta essenzialmente da iscrizioni lapidarie e terrecotte, provenienti da scavi effettuati nella città o nei suoi dintorni:

 “In una delle sale del municipio si conserva una statua antica, scoperta da pochi anni, marmo dei più scadenti del periodo imperiale romano: è una copia goffa e senza interesse, del tipo tanto infinitamente riprodotto della Venere pudica. A pian terreno, in una sala dello stesso edificio, v’è la biblioteca pubblica, assai povera, la quale contiene anche una collezione di antichità incastrate nel muro, sotto il vano delle finestre, tra cui, accanto ad iscrizioni latine già note e pubblicate, ho potuto notare un certo numero di terrecotte, imitazioni dei modelli greci ancora improntati d’arcaismo…”

Il museo civico fu diretto magistralmente dall’avv. Alfonso de Troia, dal 1906 fino alla sua morte, un grande cultore di numismatica autore di vari articoli sui ritrovamenti archeologici a Lucera, nonchè di studi sulla sua monetazione, che meriterebbero di essere raccolti e pubblicati in volume.

 Nel 1934, il museo fu intitolato a Giuseppe Fiorelli (1823-1896), l’illustre archeologo napoletano di origini lucerine, e trasferito degnamente presso il palazzo De Nicastri-Cavalli, dove nel 1935, la Soprintendenza, diretta dal prof. Renato Bartoccini, e in particolare il suo assistente Giovanni Villani, ne curò l’allestimento.

La prima sede del Museo Civico, presso il municipio, negli anni ’20.

 In attesa che in tempi rapidi si proceda alla riapertura integrale di quello che ameremmo fosse chiamato solo “Museo Civico G. Fiorelli”, anziché Museo di Archeologia Urbana (contratto in quella ridicola e miagolante sigla “M.A.U.”!!!), credo sia di buon auspicio ripubblicare un vecchio ed interessante articolo apparso su “Napoli Nobilissima”, una prestigiosa rivista trimestrale fondata da Benedetto Croce, nel 1892, con la collaborazione di validi esponenti della cultura napoletana di fine ‘800, quali Riccardo Carafa, Giuseppe Ceci, Luigi Conforti, Salvatore Di Giacomo, Michelangelo Schipa e Vittorio Spinazzola.  Un gruppo mosso dal nobile intento di «ravvivare il passato» scrivendo una storia topografica e artistica della città di Napoli con il fine di contribuire alla «conservazione, al rispetto, al miglioramento di tutto quel che rappresenta il nostro patrimonio antico». E proprio in uno dei numeri della rivista, dell’anno 1905, nella rubrica “Notizie ed osservazioni”, compare la notizia dell’inaugurazione del nostro Museo Civico scritta da “Don Fastidio”, pseudonimo con il quale si firmava il direttore della stessa rivista Benedetto Croce (1866-1952),  filosofo, storico e critico letterario abruzzese, particolarmente legato alla nostra città dal ricordo del suo omonimo nonno giudice presso la Gran Corte Criminale di Capitanata nel 1821, e da vincoli di parentela con i Petrilli di via Scassa, presso i quali soggiornava nelle sue frequenti soste lucerine.

Ecco il suo articolo, tratto da “Napoli Nobilissima”, vol. 14, fasc. 3, anno 1905:

Il Museo Civico di Lucera.

“E’ stato inaugurato il 9 gennaio scorso. Contiene, oltre alcuni quadri di poca importanza, quasi esclusivamente oggetti archeologici, raccolti via via dal Comune, e accresciuti recentemente dalla cospicua donazione del signor Edoardo Cavalli, e da quelle dei figli del signor Antonio de Troja, e dei signori Prignano. Provengono per la maggior parte da scavi nel territorio lucerino, e sono disposti provvisoriamente in un’unica sala, in aspettazione di una sede più ampia e più degna. Le iscrizioni lapidarie sono circa ottanta, la maggior parte sepolcrali e del tempo romano, già conosciute perché trascritte dal D’Amelj, nella sua Storia di Lucera, e poi dal Mommsen, nel Corpus : poche sono inedite, perché rinvenute in scavi recenti. In buon numero sono le sculture, appartenenti anch’esse all’epoca romana. Oltre le teste, i busti, i frammenti decorativi, si notano un’ara per sacrifizi, una mezzana figura di Bacco e una bella statua di Venere, che, rinvenuta nel 1872, fu restaurata sotto la direzione del Fiorelli. Le monete sono circa quattromila, delle quali appena un quarto classificate: completa è la collezione delle monete lucerine. Largamente rappresentata è la vascolaria, dalle epoche più antiche alla decadenza romana, e vi ha pure un gran numero di statuette, di lucerne e di altri oggetti in terracotta. Notevole, è inoltre, la raccolta dei piccoli bronzi (figurine, monili ed altro), e dei vetri; ma il maggior vanto del piccolo museo è il mosaico scoverto nel 1899 in una piazza di quella città. Fu trasportato a cura del ministero della Pubblica Istruzione sotto la direzione del prof. Sogliano, e disposto nella sala della Biblioteca. Misura metri 4.76 per 10.68, e vi sono figurati, con piccoli tasselli a colori vivaci, delfini, tritoni, cavalli e tori marini di accurato disegno. La biblioteca, ricca di oltre ventimila volumi, conserva anche i diplomi e gli altri istrumenti in pergamena che riflettono la storia dell’antica e colta cittadina.”

                                                                               Don Fastidio (Benedetto Croce)

 Il breve resoconto della prima inaugurazione del museo costituisce una testimonianza di quanto fosse evoluta la nostra città, e di quanto fossero illuminati gli esponenti del ceto colto locale. E’ una pagina memorabile che resterà nella storia della nostra nobilissima patria, anche se non si può non rimanere sgomenti nel leggere quanto fosse ricca la collezione numismatica, composta da circa 4000 monete, ora ridotta a poche centinaia di pezzi!

Che la storia ci insegni, allora, a vigilare sulle nostre patrie memorie, spesso oggetto di ruberie, di scempi e di atti di vandalismo, da parte non solo dei soliti ignoti, ma anche di gente nota, al di sopra di ogni sospetto!!

 Walter V. M. di Pierro