Mostra “Luceria 1269 – In castris in obsidione Lucerie”

L’Associazione Storico Culturale “Imperiales Friderici II” presenta, con il contributo della Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo, e col patrocinio dell’Amministrazione comunale di Lucera, l’evento dal titolo:

“LUCERIA 1269 – in castris in obsidione Lucerie”
Mostra con Rievocazione storica sull’assedio di Lucera dal 1268 al 1269

che si terrà dal 21 al 28 marzo 2015 presso il palazzo Cavalli – de’ Nicastri, sede del Museo Civico di Lucera.

Mostra Luceria 1269

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Un arciere africano in un manoscritto del XIII secolo

I saraceni di Lucera furono una grande risorsa sia per gli Hohenstaufen sia per gli Angioini non solo sotto l’aspetto economico ma anche come fonte di combattenti a cavallo e a piedi, in particolare di arcieri e balestrieri. Si sono occupati di delinearne il profilo militare Egidi(1), Pieri(2), Taylor(3) e Amatuccio(4) analizzando nel concreto l’impiego in battaglia nonché l’equipaggiamento delle truppe della Luceria Saracenorum. I documenti che ci descrivono cosa portavano durante le campagne militari dentro e fuori il Regno di Sicilia non sono pochi. Il 3 Giugno 1282 re Carlo I ordina di consegnare a Riccardo, custode della regia camera di Lucera, 600 archi d’osso con turcassi e frecce. Il 23 Ottobre 1278 si parla di casse di quadrelli conservate a Lucera. Il 30 Aprile 1273 re Carlo ordina di acquistare 200 archi di corno per gli arcieri destinati a Brindisi. Il 18 agosto 1282 vi è l’ordine di comprare 400 archi o altrettante lance ferrate insieme alle roelles (rotelle) conservate nel castello di Lucera. Il 20 Gennaio 1274, si da ordine di costruire 100 rotelle secondo il disegno dato da Riccardo Saraceno. Inoltre ciascun saraceno doveva procurarsi per proprio conto iuppectum et gorgeriam de prepunto (giubba e collare imbottiti e trapuntati), cerbelleriam (cervelliera), ensem (spada) er cultellum ad punctam (pugnale a punta). Essi ricoprivano sia il ruolo di fanteria specializzata appiedata, sia quello di cavalleria, probabilmente leggera. Non erano solo bravi nell’utilizzo delle armi ma anche nella loro fabbricazione, infatti nei documenti della cancelleria angioina troviamo richiesta per armaturarii, balistarii, magistri balistarum et arcuum, helmerii, spatarii e costruttori di frecce.

Per Federico II furono una componente chiave per le campagne nel nord Italia impegnandoli a migliaia tra Ravenna, Milano e Brescia. Manfredi li inviò a San Germano a difesa del Regno e furono i primi ad attaccare l’esercito nemico nella famosa battaglia di Benevento (1266) mentre gli Angiò li utilizzarono a centinaia in Albania, Romania e durante la guerra del Vespro.

Ma come poteva apparire un arciere saraceno agli occhi della cristianità durante gli ottant’anni circa dello sviluppo della colonia musulmana? Ovviamente non erano visti di buon occhio dai Papi, che mal digerivano a così poca distanza da Roma un’enclave di musulmani. Già Gregorio IX in una lettera del 1232 si lamentava con Federico II delle profanazioni compiute dagli agareni e, come ha fatto ben notare Lofoco (5), gli appellativi con cui venivano indicati gli abitanti di Lucera andavano oltre l’infedeles ma venendo utilizzati termini come filii perditionis, Belial filii, populus qui in tenebris ambulat, inimici crucis et fidei Christianae, pestis noxia ecc. Furono persino accusati di utilizzare immagini sacre sugli scudi in modo da costringere i cristiiani a tirare su di esse.

Purtroppo non ci sono giunte rappresentazioni iconografiche dei saraceni di Lucera ma esistono comunque delle fonti a cui far riferimento per farsi un’idea di come potevano essere questi abitanti in armi del Tavoliere delle Puglie:

Le seguenti immagini mostrano degli arcieri con arco orientale intenti a scoccare utilizzando due dita invece del tiro con il pollice tipico di alcune popolazioni saracene. Oltre all’arco portano una faretra sul lato.

Arciere Portale Trani

Arciere sul portale della cattedrale di Trani (fine XII secolo) – Foto da outlab.it

Arciere sul portale della cattedrale di Trani (fine XII secolo) - Foto da outlab.it

Arciere sul portale della cattedrale di Trani (fine XII secolo) – Foto da outlab.it

Arciere sul portale del duomo di Ravello (fine XII secolo)

Arciere sul portale del duomo di Ravello (fine XII secolo) – foto da medioevo.org

Altri riferimenti iconografici li troviamo nei capitelli del chiostro del Duomo di Monreale (Nicolle (6) ha ipotizzato ci siano figure saracene con corazze a scaglie o lamellari) e in uno scrigno in avorio di fattura Siciliana della seconda metà del XII secolo custodito a Firenze. In definitiva, non ci sono immagini del XIII secolo che potrebbero aiutarci a definire visivamente un saraceno di Lucera se non attraverso ipotesi e supposizioni.

Capitello del chiostro del Duomo di Monreale - XII secolo

Capitello del chiostro del Duomo di Monreale – XII secolo

Figura Saracena a Caccia - metà XII Secolo, Sicilia

Figura Saracena a Caccia – metà XII Secolo, Sicilia

Esiste un codice nella Bibliothèque Nationale de France di Parigi, il cui riferimento è Latin 7330 (Consultabile QUI), scritto e miniato nel secondo quarto del XIII secolo, quindi a cavallo tra il 1225 e il 1250, in Sicilia. L’autore è l’astrologo Georgius Zothorus, e il titolo dell’opera è Liber Astrologiae. Ai fogli 12 recto e 12 verso troviamo due figure piuttosto interessanti: da una parte, quello che sembra essere un arciere moro con in testa una mitra, dall’altra, un arciere occidentale equipaggiato di tutto punto. Analizziamoli nel dettaglio: l’arciere occidentale indossa un classico elmo a difesa della testa, una tunica azzurra, delle calzabraghe arancioni, e una cotta di maglia piuttosto corta per agevolare i movimenti. Inoltre porta in mano un arco e ha sulla sua destra una faretra con frecce. L’altro personaggio, salvo per la mitra in testa, pare avere un equipaggiamento simile con una cotta di maglia più lunga e forse una mazza portata alla cintura.

Data la provenienza del manoscritto possiamo ipotizzare che quello raffigurato sia un arciere saraceno e che ci permetta di avere un piccolo scorcio di quelli che potevano essere gli equipaggiamenti di un arciere di Lucera. Resta comunque di dubbia interpretazione la mitra sulla testa. Forse in segno di scherno?

Arciere Moro Latin 7330, fol. 12, Zodiaque  décan des Gémeaux

Arciere Moro – Latin 7330, fol. 12r, Zodiaque décan des Gémeaux, BNP – secondo quarto XIII secolo, Sicilia

Arciere Latino Latin 7330, fol. 12, Zodiaque  décan des Gémeaux

Arciere – Latin 7330, fol. 12v, Zodiaque décan des Gémeaux, BNP – secondo quarto XIII secolo, Sicilia

Alessandro De Troia
Alessandro Strinati

(1) P. Egidi, La colonia saracena di Lucera e la sua distruzione, Napoli, 1915, già in “Archivio Storico per le Province Napoletane”, XXXVI-XXXIX, 1911-1914, pp. 92-100

(2) P. Pieri, I Saraceni di Lucera nella storia militare medievale, “Archivio Storico Pugliese”, 6, 1953, pp. 94-101

(3) J. A. Taylor, Muslims in medieval Italy. The Colony at Lucera, Lexington Books, 2005 pp. 102-111

(4) G. Amatuccio, Mirabiliter Pugnaverunt: l’esercito del Regno di Sicilia al tempo di Federico IIEditoriale scientifica, Napoli, 2003, pp. 18-27

(5) L. LOFOCO, “Aspides isti Sarraceni de Lucheria”: la crociata contro i Saraceni di Lucera, in Atti del 25° Conv. Naz. sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo 2005, pp. 309-322

(6) D. Nicolle, Arms and Armour of the Crusading Era, 1050-1350: Western Europe and the Crusader States, Greenhill Books, 1999, p. 259

Un arciere africano in un manoscritto del XIII secolo

I saraceni di Lucera furono una grande risorsa sia per gli Hohenstaufen sia per gli Angioini non solo sotto l’aspetto economico ma anche come fonte di combattenti a cavallo e a piedi, in particolare di arcieri e balestrieri. Si sono occupati di delinearne il profilo militare Egidi(1), Pieri(2), Taylor(3) e Amatuccio(4) analizzando nel concreto l’impiego in battaglia nonché l’equipaggiamento delle truppe della Luceria Saracenorum. I documenti che ci descrivono cosa portavano durante le campagne militari dentro e fuori il Regno di Sicilia non sono pochi. Il 3 Giugno 1282 re Carlo I ordina di consegnare a Riccardo, custode della regia camera di Lucera, 600 archi d’osso con turcassi e frecce. Il 23 Ottobre 1278 si parla di casse di quadrelli conservate a Lucera. Il 30 Aprile 1273 re Carlo ordina di acquistare 200 archi di corno per gli arcieri destinati a Brindisi. Il 18 agosto 1282 vi è l’ordine di comprare 400 archi o altrettante lance ferrate insieme alle roelles (rotelle) conservate nel castello di Lucera. Il 20 Gennaio 1274, si da ordine di costruire 100 rotelle secondo il disegno dato da Riccardo Saraceno. Inoltre ciascun saraceno doveva procurarsi per proprio conto iuppectum et gorgeriam de prepunto (giubba e collare imbottiti e trapuntati), cerbelleriam (cervelliera), ensem (spada) er cultellum ad punctam (pugnale a punta). Essi ricoprivano sia il ruolo di fanteria specializzata appiedata, sia quello di cavalleria, probabilmente leggera. Non erano solo bravi nell’utilizzo delle armi ma anche nella loro fabbricazione, infatti nei documenti della cancelleria angioina troviamo richiesta per armaturarii, balistarii, magistri balistarum et arcuum, helmerii, spatarii e costruttori di frecce. Continue reading

Santajusta di Alfredo Pitta

Quello che vi proponiamo oggi è uno dei romanzi storici più ricercati tra i lucerini nonchè lo scritto che ha ripreso la leggenda intorno alla famosa quercia (ormai andata distrutta) di Santajusta. Secondo le voci popolari l’imperatore Federico II di Svevia era solito riposarsi sotto le sue fronde. Sicuramente questo romanzo non può mancare nella libreria di un lucerino che si rispetti.

Santajusta di Alfredo  Pitta

santajusta

La storia è ambientata nel periodo direttamente successivo alla famosa Battaglia di Benevento del 1266 dove Manfredi, figlio dell’Imperatore Federico II, perse la vita contro il Re di Sicilia Carlo I d’Angiò, durante l’assedio che portò poi alla sottomissione della colonia saracena.

Protagonista è Federigo da Montecorvino (Drigo per la sua combriccola), una sorta di Robin Hood nostrano spodestato di ogni suo avere e costretto a vivere nei boschi intorno alla città.  Le vicende narrate girano intorno alla storia d’amore che nasce tra Drigo e Yseult de Toul, una giovane donzella data in sposa ad un francese fino alla risoluzione dell’assedio che vedrà lo stesso Carlo decidere le sorti della colonia.

Leopardi, saraceni, fanti e cavalieri vi accompagneranno in questo meraviglioso viaggio indietro nel tempo in quella che fu la Civitas sarracenorum Lucerie. Buona lettura.

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L’abate Pacichelli e la Lucera di fine ‘600

Giovan Battista Pacichelli nacque a Roma, verso il 1634, da una famiglia di origini pistoiesi distintasi per «fatti d’arme» e «benemerenze ecclesiastiche». Compiuti a Pisa gli studi giuridici, si laureò a Roma in Teologia, e nel 1672 ricevette da papa Clemente X l’incarico di Uditore Generale della Nunziatura Apostolica per la conferenza di pace di Colonia, ove si recò l’anno dopo. Da allora in poi realizzò una serie di viaggi in giro per l’Europa, di cui pubblicò dettagliate relazioni in forma epistolare.

Pac 1

L’abate Pacichelli a 38 anni

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