Ancora sulla zecca medievale di Lucera

AGGIORNAMENTO DEL 11 Settembre 2017
Pare che il reperto presunta moneta sia in realtà una medaglia. Si ringrazia Domenico Moretti per la segnalazione.

Ritorniamo ancora una volta sulla questione della zecca medievale di Lucera. L’argomento è stato il primo trattato da questo blog e l’approfondimento in merito sta continuando in maniera spedita e quasi “maniacale” ed ha generato una lunga serie di polemiche al riguardo e, come sempre, c’è stata la divisione tra pro e contro. Fino ad ora però, salvo nuove scoperte archeologiche, non si può che ipotizzarne l’esistenza e i contro ovviamente in questo senso sembrano avvantaggiati. Ancora a supporto dell’inesistenza di una zecca nella Luceria Sarracenorum portiamo all’attenzione una moneta d’oro Angioina, coniata nel Regno di Sicilia durante Carlo I e custodita a Parigi, raffigurante il regnante sul trono nelle stesse raffigurazioni dei sigilli degli Hohenstaufen.

Sarà stata una moneta come questa a trarre in inganno il d’Amelij facendogli formulare l’insolita ipotesi di una zecca a Lucera, scambiando la matrice di un sigillo per un conio monetale? Restiamo comunque in attesa di ulteriori riscontri.

Alessandro De Troia

Ipotesi e spunti sulla Chiesa di San Francesco

L’ attuale chiesa- santuario di San Francesco Antonio Fasani, che tutti possiamo ammirare di fronte il nostro tribunale costruito con il reimpiego di copioso materiale edilizio desunto dal palatium di Federico II, fu fatta costruire, secondo la storiografia tradizionale, da Carlo II d’Angiò in onore di San Francesco d’Assisi , dopo la cristianizzazione della precedente Luceria Sarracenorum, eretta in 4 anni: dal 1300 al 1304.

La chiesa presenta, a quanto pare, la sua originale disposizione mentre il convento, disposto a sinistra dell’abside, dopo la soppressione degli ordini religiosi possidenti (1809), divenne inizialmente sede dell’Archivio e della Camera notarile e poi inglobato, fatta eccezione di alcuni locali, nel Carcere giudiziario.
Dopo intemperie e terremoti (prima metà del 1700), la chiesa venne restaurata in stile barocco, anche e sopratutto per l’interessamento del Padre Maestro, frate francescano lucerino, che fece completamente imbiancare ed intoncare l’intera chiesa, nascondendo dipinti ed elementi decorativi vari (di sicuro molto antichi, risalenti alla genesi stessa della chiesa) trasformando quella che era un trionfo di colori e di scene minuziosamente dipinte, in uno sterile ed uniforme bianco. Successivamente, precisamente tra il 1936 e il 1943, altri restauri “rispristinarono” quello che sembra dover essere lo stato originale, e con la rimozione di alcuni intonaci e parti del bianco che ricopriva interamente la chiesa riemersero alcuni dipinti ed elementi nascosti dal precedente intervento.

Una delle più grandi perdite che questa gemma architettonica poteva subire è proprio l’offuscamento (derivato dall’intonacatura) delle sue originali pitture parietali: tramite lo strato originario dei dipinti, analizzandone elementi peculiari del periodo quali abbigliamento, stile pittorico, e pigmenti adoperati per la realizzazione, avremmo potuto dare una datazione precisa e, quasi, inequivocabile dell’intera struttura.  Purtroppo a causa della sovrapposizione, nei secoli, di varie stratigrafie di affreschi e di rimaneggiamenti vari (da leggersi anche come “infelici” restauri sulle pareti dell’abside centrale) che hanno falsato e rimescolato le varie facies pertinenti ad un unico periodo (esempio: aureole di strati più antichi, che si sovrappongo ad affreschi di periodi più recenti, alcuni elementi  branditi da soggetti, trasformati in altri) risulterebbe anche difficile un’analisi micropigmentale. Ma inerentemente questo discorso rimandiamo ad un altro futuro articolo. Continue reading

I capi della colonia saracena sotto gli angioini

Oggi vogliamo riportare alcuni passaggi della pubblicazione del prof. Pasquale Corsi relativi ai personaggi importanti della colonia musulmana di Lucera negli anni della sua conclusione. Spesso si racconta dei cavalieri latini che ebbero il compito di estirpare il seme musulmano dal tavoliere, ma poco si sa dei personaggi maomettani che ne abitavano le terre. La documentazione superstite ha permesso di delineare alcuni dettagli delle figure preminenti all’interno della Lucera saracena così da poterne conoscere la posizione sociale e i possedimenti. Un articolo a parte verrà dedicato a Giovanni Moro, custode e preposto della Camera regis sotto Federico II e Manfredi. Continue reading