Prime impressioni sull’apertura del museo Fiorelli

Pubblichiamo alcune impressioni, tutt’altro che entusiaste, apparse sul noto social network Facebook sulla riapertura, avvenuta dopo 10 anni, del Museo Civico “G. Fiorelli”:

Errore su un pannello riguardante la colonia saracena secondo cui Carlo I, invece che Carlo II d’Angiò, disperse i musulmani.

Ieri ho visitato il museo di Lucera e confesso che la delusione è stata grande mi chiedo dove sono i tanti pezzi unici non esposti tra cui una collezione di punteruoli in avorio una toppa di serratura sempre in avorio una lucerna in terracotta dipinta rappresentante un membro maschile in erezione. Potrei continuare all’infinito ma mi fermo qui. Allora mi chiedo chi ha deciso cosa esporre si è dimostrato all’altezza? Posso capire il non aver esposto pezzi in replica, ma pezzi unici, perché non esporli? Riguardo poi alle iscrizioni, non dimentichiamo che Mommsen venne a Lucera e le studiò tutte, chi può decidere se un’iscrizione è o non è degna di attenzione? Gli animali in libertà decidono loro quale erba brucare, gli animali nelle stalle sono obbligati a mangiare quello che a loro viene propinato, con i risultati che ben conosciamo. 

La Direttrice del Museo, responsabile dell’allestimento, parlava della realizzazione di un lapidario per esporre quanto giaceva nel deposito. Ora il previsto lapidario è diventato un altro enorme deposito e le sale del Museo sono vuote.

Per non parlare della collezione di armi bianche e da fuoco, dei bronzetti del Gemito, degli attrezzi chirurgici del dott. Lastarìa, ecc. ecc. Altra cosa che mi ha fatto inorridire è aver visto in un angolo il bozzetto in gesso rappresentante il monumento napoletano a Ruggero Bonghi del D’Orsi, senza testa… Sono a dir poco indignato!!! Non è possibile sentire le lodi sperticate di Dell’Osso & Co. verso chi ha diretto i lavori ed ha curato la parte scientifica dell’allestimento. Si è consumato uno scempio senza precedenti, in cui chi doveva controllare non l’ha fatto e chi ha avuto in mano materialmente i reperti, ne ha disposto come se fossero stati di sua proprietà!!! E nessuno ha mai detto o notato nulla….

Hanno anche eliminato, senza alcun apparente motivo, l’antico pavimento in cotto del salotto Cavalli, color rosso cupo, per sostituirlo con un altro più chiaro su cui sono ben visibili già delle macchie scure. Molti reperti non hanno ancora una didascalia, tipo l’elmo medievale, trovato, restaurato e donato dal sig. Tonino Maffulli. Forse per stimolare l’immaginazione del turista? E il pannello che attribuisce ancora a Carlo I d’Angiò la dispersione della colonia saracena? Fu già fatto notare oltre un anno fa e non è stato mai corretto!! Errare è umano, ma perseverare nell’errore no!! Può un museo che si rispetti prendere certe cantonate?

Per non parlare di porte smontate, altre con i telai e le cornici imbiancate o con le aperture chiuse con il cartongesso. E le mappe topografiche ottocentesche dell’agro e della città, realizzate da Gaetano Carrara, lasciate a vista mentre si imbiancavano le pareti e che mostrano ancora vistose colature di pittura? Questo modo di procedere farebbe orrore anche ai nostri illustri padri, come il battagliero dott. Francesco Lastarìa, Alfonso De Troia, lo stesso G.B. Gifuni… Ed intanto, molti reperti sono in deposito perché come mi disse, tempo fa, una delle guide del museo “prima c’era troppo materiale! Si è deciso di selezionarlo e di esporne solo una parte per non stancare i visitatori”!?! E allora, quelli che escono dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Museo del Louvre di Parigi o dal British Museum di Londra, come minimo, avranno un bel mal di testa! Con una mentalità del genere si possono attrarre i turisti? Credo proprio di no. Anzi, li si allontana! E’ ora di cambiare rotta!!!

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