Riportiamo a casa la stele!

Riportiamo l’annuncio della Fondazione Apulia felix apparso oggi su Facebook. Invitiamo tutti i nostri lettori a contribuire per dare un forte segnale di partecipazione:

La stele in asta

La stele in asta

Raccogliendo la sollecitazione di molte persone sui social media, la Fondazione Apulia felix lancia una raccolta di fondi per l’acquisto di una stele daunia in vendita in un’asta della casa Bertolami.
I versamenti vanno fatti sul cc intestato a Fondazione Apulia felix onlus presso Banca Prossima IBAN IT84I0335901600100000066451 causale “Donazione per la stele daunia” (è una donazione detraibile dalle tasse in quanto donazione a onlus).
Documenteremo tutte le donazioni e faremo tutto con la massima trasparenza.
Speriamo di poter raccogliere una somma significativa, sufficiente per riuscirci. La fondazione AF farà la sua parte ma questa deve essere una prova di partecipazione, di mecenatismo diffuso, di cittadinanza attiva.
Se riusciremo ad acquistare la stele decideremo dove collocarla, in un museo, in un luogo pubblico, in ogni caso in modo che sia fruibile da tutti.
E’ solo una delle tante stele daunie e non è certo uno dei pezzi più pregiati. Sappiamo bene che nei musei, nei magazzini ce ne sono molte, e sappiamo bene che sul mercato antiquario ci sono migliaia di oggetti archeologici provenienti dalla Daunia, frutto dello scavo clandestino e del commercio illegale. Ma questa vuole essere innanzitutto una manifestazione di iniziativa dal basso.
Abbiamo anche allertato, d’intesa con la Soprintendenza ABAP Foggia-BAT, il Nucleo dei Carabinieri NTP per verificare se nella loro banca dati di pezzi trafugati compaia anche questa stele e attendiamo notizie in proposito. Ma intanto procediamo con la raccolta dei fondi.

Prime impressioni sull’apertura del museo Fiorelli

Pubblichiamo alcune impressioni, tutt’altro che entusiaste, apparse sul noto social network Facebook sulla riapertura, avvenuta dopo 10 anni, del Museo Civico “G. Fiorelli”:

Errore su un pannello riguardante la colonia saracena secondo cui Carlo I, invece che Carlo II d’Angiò, disperse i musulmani.

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Pi greca o Pi romana?

Oggi vi parleremo di un piccolo, piccolissimo particolare incassato nelle mura di cinta della fortezza svevo angioina. La zona, ormai nota per essere stata la zona dell’arx romana, ha restituito nel tempo montagne di reperti tardoantichi e romani, per l’appunto. Uno di questi, non si sa in quale epoca inserito nell’alzato, è presente nel lato meridionale della struttura. Una “P” che stilisticamente ricorda molto la raffigurazione romana. Una p romana? Una p greca? Potrebbe essere, non possiamo dirlo in questa fase. Ci limitiamo a segnalare il manufatto in quanto parrebbe avere le stesse dimensioni (altezza, larghezza e spessore del solco) e la stessa composizione della pietra su cui è scolpita di un altro manufatto, piuttosto famoso, superstite dei fasti antichi.

Stiamo parlando della scritta “ESTAT” in via Dauria, descritta in molti studi , ricordiamo ad esempio la tesi del dott. De Luca, che probabilmente era sul frontone di qualche palazzo molto importante, viste le dimensioni della trave e delle lettere.


Ancora una volta non possiamo che appellarci agli esperti del settore (paleografi o storici dell’antichità) per avere ulteriori conferme in merito a questa piccola chicca che vogliamo proporvi. Sopratutto perchè se la P si dimostrasse la stessa della trave di Via Dauria prenderebbe forma l’ipotesi della scritta “POTESTATE” e soprattutto parrebbe interessante capire a quale palazzo facesse riferimento, se era incassata in un palazzo nella zona della fortezza oppure in una struttura nel centro della città.

Alessandro De Troia

Ancora cantieri aperti alla fortezza

I cantieri dell’indagine archeologica preliminare al progetto “Terra e Torri del Puer Apuliae” sono ancora in loco. L’abbiamo verificato questa mattina durante una passeggiata presso la fortezza di Lucera. Le indiscrezioni secondo cui il dott. Muntoni della soprintendenza aveva dichiarato che gli archeologi si sarebbero dovuti fermare durante gli ultimi giorni di Giugno sembrano quindi infondate, anche se a oggi sono passati solo pochi giorni dalla data indicata dal funzionario.

Resta il fatto che la fortezza ha regalato ulteriori reperti alla città e che i cittadini continuano a vigilare sull’uso che ne verrà fatto in futuro.

Alessandro De Troia

Il Circo della Luceria latina: prime ipotesi

La storia della Luceria romana è arcinota alla storiografia nonchè all’archeologia. Per tutte le problematiche relative alle fonti e ai reperti consigliamo la lettura di Lucera. Topografia Storica Archeologia Arte con saggi di Elena Antonacci Sanpaolo, Marcella Chelotti, Cosimo D’Angela, Enzo Lippolis, Mimma Pasculli Ferrara, Luigi Todisco, Nunzio Tomaiuoli e la tesi di dottorato Lucera in età romana. L’organizzazione dello spazio urbano della dott.ssa Lisa Pietropaolo.
Quello di cui ci occuperemo in questo breve articolo riguarda un aspetto specifico dell’apparato monumentale della Luceria durante il periodo romano, a cui abbiamo accennato poco tempo fa grazie ad un contributo di Francesco Elio Cetola, ovvero alla possibilità di individuazione di un circo all’interno del perimetro della città romana.
Il circo, nell’antica Roma, altro non era che il luogo deputato alle corse dei cavalli e che aveva una forma circolare (circus in latino) costituito da due rettilinei paralleli, separati da una balaustra, raccordati da due curve.

Pianta del d'Amelj, 1861

Il problema dell’individuazione di un possibile apparato monumentale che si possa riferire ad un circo, è stato analizzato da diversi storici di locali memorie e in particolare dal D’Amelj nella sua Storia della città di Lucera del 1861 e dal Colasanto nella Storia dell’antica Lucera uscito nel 1894. Entrambi avanzavano ipotesi sul luogo in cui poteva essere sorto il circo. Il primo era convinto che ci fossero ben due circhi, uno sul Piano dei Puledri ed un altro nella zona dell’anfiteatro. Il can. Colasanto, invece, correggendolo sosteneva che i ruderi visibili ancora al suo tempo fuori porta Croce fossero di edifici residenziali, ed era sicuro dell’esistenza di un solo circo nei pressi appunto dell’anfiteatro, di cui scrive che erano state messe in luce la spina centrale, attorno alla quale giravano le bighe o le quadrighe, ed erano stati rinvenuti monete ed idoli. Secondo lui, l’antica denominazione popolare di “abbasce i port vecchje” si riferiva non tanto alla porta o alle porte che si aprivano nel tratto di mura romane a ridosso dell’anfiteatro, ma addirittura alle arcate del circo. Aggiungeva inoltre che:

Non molto discosto dal Circo al nord vi era il teatro, dove si è rinvenuta una monca lapide, in cui si legge questa iscrizione: … THEATRUM LOC… Non lungi dal teatro al nord si osserva l’ambito dell’anfiteatro, ove sono gli avanzi di un duplice muro che circondava l’arena, e di due porte d’ingresso l’una di fronte all’altra.

Ciò significa che a nord del circo c’erano anfiteatro e teatro e, di conseguenza, a sud dell’anfiteatro c’erano teatro e circo.
Purtroppo chi scrive, oltre alla pianta del D’Amelj, non è riuscito a reperire disegni, incisioni o immagini che possano testimoniare ciò che i due studiosi avevano la fortuna di ammirare in quel periodo. Possiamo però farci un’idea osservando le fotografie aeree scattate a metà del 1900. Continue reading