Il saggio vincitore del concorso “Augustale d’oro” 2012

Pubblichiamo il saggio vincitore del concorso “Augustale d’oro” 2012, indetto dal Centro Attività Culturali “don Tommaso Leccisotti”, con il Patrocinio del Comune di Torremaggiore e della Regione Puglia. Tra i giudici anche il prof. Pasquale Corsi, professore ordinario presso l’Università di Foggia.

Augustale dell’Imperatore Federico II

Il saggio dal titolo “Presenze Cristiane e musulmane nella Lucera del XIII secolo. Nuove ipotesi e spunti di ricerca“ è stato redatto da Alessandro De Troia, Michele Giardino, Alessandro Strinati e Walter di Pierro.

Il saggio ripercorre gli studi sulla città di Lucera mettendo in luce alcuni aspetti poco chiari della Luceria Saracenorum del XIII secolo. Dalla Chiesa di San Francesco fino alla cattedrale.

Buona lettura.

Nel caso non si visualizzasse è possibile scaricare lo scritto QUI

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L’entrata di Manfredi di Sicilia a Lucera nel novembre 1254

Vi proponiamo un passo molto interessante della cronaca Historia de rebus gestis Friderici II (ed. a cura di Francesco De Rosa, Cassino, 2007), coeva agli avvenimenti, in cui il Principe Manfredi di Sicilia, figlio di Federico II Imperatore, il 2 Novembre 1254 durante le dispute con il Pontefice Innocenzo IV decise di recarsi a Lucera, allora abitata dai saraceni, per rinforzare il proprio esercito e chiamare a raccolta i baroni ancora a lui fedeli. Nei passi della cronaca ci sono notizie sul palatium federiciano e su una porta della città che molti fanno risalire a porta Foggia. Buona lettura.

Incoronazione di Manfredi in un codice del XIV secolo

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Quando la fortezza di Lucera fu messa in vendita

Vi segnaliamo questo documento apparso su un articolo dell’Archivio Storico Pugliese del 1982. Quando si decise di mettere in vendita la fortezza svevo-angioina e il prezzo fu deciso in base alle pietre che lo componevano. Correva l’anno 1755.

Eccellenza

Con real carta de’ 2 agosto in risulta di mia riverente relazione che le umiliai toccante dell’antico castello di questa città di Lucera, tra l’altro che si servì V.E. comandarmi vi fu di dover io far le pratiche, e diligenze per rinvenire chi avesse potuto applicare a far la compra del medesimo, e nel tempo stesso far un prudenziale scandaglio del per quanto potrebbesi liberarne la vendita, e riferirvelo.

In esecuzione dunque di un tal incarico debbo a V.E. far presente che, dovendosi indispensabilmente riconoscer prima il fabrico di tal castello, ho stimato molto approposito di avvalermi della perizia dell’ingegnere militare D. Filippo Alcubierre qui destinato, ed infatti avendo lo stesso proceduto a tal perizia, si è riconosciuto che il fabrico che compone il recinto del castello sia di malissima qualità per essere molto antico, giacchè si vede fatto ad argamasco, o sia di fabrica a getto, con rivestimento semplice di mattoni mischiato con savorre, il di cui solido demolendosi, produrrebbe più tosto della terra e polvere, che materiale buono a potersene far uso, rinvenendosi però negli angoli delle ventiquattro picciole torri, che regnano nel recinto, alcune pietre di cantiere servibili, e che prudenzialmente possono ascendere a circa duecentoottantasei canne. Continue reading

Ancora sulla zecca medievale di Lucera

Ritorniamo ancora una volta sulla questione della zecca medievale di Lucera. L’argomento è stato il primo trattato da questo blog e l’approfondimento in merito sta continuando in maniera spedita e quasi “maniacale” ed ha generato una lunga serie di polemiche al riguardo e, come sempre, c’è stata la divisione tra pro e contro. Fino ad ora però, salvo nuove scoperte archeologiche, non si può che ipotizzarne l’esistenza e i contro ovviamente in questo senso sembrano avvantaggiati. Ancora a supporto dell’inesistenza di una zecca nella Luceria Sarracenorum portiamo all’attenzione una moneta d’oro Angioina, coniata nel Regno di Sicilia durante Carlo I e custodita a Parigi, raffigurante il regnante sul trono nelle stesse raffigurazioni dei sigilli degli Hohenstaufen.

Sarà stata una moneta come questa a trarre in inganno il d’Amelij facendogli formulare l’insolita ipotesi di una zecca a Lucera, scambiando la matrice di un sigillo per un conio monetale? Restiamo comunque in attesa di ulteriori riscontri.

Alessandro De Troia

Ipotesi e spunti sulla Chiesa di San Francesco

L’ attuale chiesa- santuario di San Francesco Antonio Fasani, che tutti possiamo ammirare di fronte il nostro tribunale costruito con il reimpiego di copioso materiale edilizio desunto dal palatium di Federico II, fu fatta costruire, secondo la storiografia tradizionale, da Carlo II d’Angiò in onore di San Francesco d’Assisi , dopo la cristianizzazione della precedente Luceria Sarracenorum, eretta in 4 anni: dal 1300 al 1304.

La chiesa presenta, a quanto pare, la sua originale disposizione mentre il convento, disposto a sinistra dell’abside, dopo la soppressione degli ordini religiosi possidenti (1809), divenne inizialmente sede dell’Archivio e della Camera notarile e poi inglobato, fatta eccezione di alcuni locali, nel Carcere giudiziario.
Dopo intemperie e terremoti (prima metà del 1700), la chiesa venne restaurata in stile barocco, anche e sopratutto per l’interessamento del Padre Maestro, frate francescano lucerino, che fece completamente imbiancare ed intoncare l’intera chiesa, nascondendo dipinti ed elementi decorativi vari (di sicuro molto antichi, risalenti alla genesi stessa della chiesa) trasformando quella che era un trionfo di colori e di scene minuziosamente dipinte, in uno sterile ed uniforme bianco. Successivamente, precisamente tra il 1936 e il 1943, altri restauri “rispristinarono” quello che sembra dover essere lo stato originale, e con la rimozione di alcuni intonaci e parti del bianco che ricopriva interamente la chiesa riemersero alcuni dipinti ed elementi nascosti dal precedente intervento.

Una delle più grandi perdite che questa gemma architettonica poteva subire è proprio l’offuscamento (derivato dall’intonacatura) delle sue originali pitture parietali: tramite lo strato originario dei dipinti, analizzandone elementi peculiari del periodo quali abbigliamento, stile pittorico, e pigmenti adoperati per la realizzazione, avremmo potuto dare una datazione precisa e, quasi, inequivocabile dell’intera struttura.  Purtroppo a causa della sovrapposizione, nei secoli, di varie stratigrafie di affreschi e di rimaneggiamenti vari (da leggersi anche come “infelici” restauri sulle pareti dell’abside centrale) che hanno falsato e rimescolato le varie facies pertinenti ad un unico periodo (esempio: aureole di strati più antichi, che si sovrappongo ad affreschi di periodi più recenti, alcuni elementi  branditi da soggetti, trasformati in altri) risulterebbe anche difficile un’analisi micropigmentale. Ma inerentemente questo discorso rimandiamo ad un altro futuro articolo. Continue reading