Un arciere africano in un manoscritto del XIII secolo

I saraceni di Lucera furono una grande risorsa sia per gli Hohenstaufen sia per gli Angioini non solo sotto l’aspetto economico ma anche come fonte di combattenti a cavallo e a piedi, in particolare di arcieri e balestrieri. Si sono occupati di delinearne il profilo militare Egidi(1), Pieri(2), Taylor(3) e Amatuccio(4) analizzando nel concreto l’impiego in battaglia nonché l’equipaggiamento delle truppe della Luceria Saracenorum. I documenti che ci descrivono cosa portavano durante le campagne militari dentro e fuori il Regno di Sicilia non sono pochi. Il 3 Giugno 1282 re Carlo I ordina di consegnare a Riccardo, custode della regia camera di Lucera, 600 archi d’osso con turcassi e frecce. Il 23 Ottobre 1278 si parla di casse di quadrelli conservate a Lucera. Il 30 Aprile 1273 re Carlo ordina di acquistare 200 archi di corno per gli arcieri destinati a Brindisi. Il 18 agosto 1282 vi è l’ordine di comprare 400 archi o altrettante lance ferrate insieme alle roelles (rotelle) conservate nel castello di Lucera. Il 20 Gennaio 1274, si da ordine di costruire 100 rotelle secondo il disegno dato da Riccardo Saraceno. Inoltre ciascun saraceno doveva procurarsi per proprio conto iuppectum et gorgeriam de prepunto (giubba e collare imbottiti e trapuntati), cerbelleriam (cervelliera), ensem (spada) er cultellum ad punctam (pugnale a punta). Essi ricoprivano sia il ruolo di fanteria specializzata appiedata, sia quello di cavalleria, probabilmente leggera. Non erano solo bravi nell’utilizzo delle armi ma anche nella loro fabbricazione, infatti nei documenti della cancelleria angioina troviamo richiesta per armaturarii, balistarii, magistri balistarum et arcuum, helmerii, spatarii e costruttori di frecce. Continue reading

Lucera, la Capitanata e la guerra negli scatti del fotografo Albert Chance

Alla devastazione seguì l’occupazione alleata, con una ricostruzione parziale della città e una massiccia presenza di personale militare, che rese il capoluogo dauno il più importante complesso aeroportuale europeo della Seconda Guerra Mondiale assieme a Londra. Nei suoi numerosi aeroporti militari (non meno di trenta fra aeroporti e campi di aviazione provvisori) furono ospitati gran parte degli aerei della XV Forza Aerea Americana dislocata nel Meridione.

Grazie ad Internet e a Facebook immagini suggestive e inedite di quei giorni travagliati sono giunte fino a noi, svelandoci come, nell’estate del 1944, le nostre strade, i nostri monumenti, gli affascinanti volti della nostra gente dovettero “catturare”, tra gli altri, un solerte reporter americano, sicuramente qualcosa di più di un appassionato fotoamatore. Il suo nome è Albert Chance ed è anche a lui vogliamo dedicare questa serata.

locandina evento

L’incontro dibattito si terrà al Circolo Unione di Lucera sabato 1° febbraio 2014 con inizio alle ore 18,30 secondo il seguente programma:

Saluti di Vincenzo Bizzarri
Introduzione di Massimiliano Monaco
Relazione di Tommaso Palermo
Proiezione immagini a cura di Marco Scarpiello
Testimonianze
Conclusioni di Giuseppe Clemente
Moderatore delle serata sarà il giornalista Giuseppe Inserra

 

Una breve storia ferroviaria di Lucera

Sin dall’antichità Lucera ha rappresentato la porta d’ingresso per la Puglia per qualsiasi viaggiatore che, dal litorale tirrenico, volesse raggiungere il mare Adriatico per poi recarsi ad Oriente tramite i porti di Siponto e Brindisi.

Ne sanno qualcosa i Romani già nel 322 a.C., che proprio per venire in soccorso agli alleati lucerini assediati dai Sanniti, incapparono in una delle più umilianti sconfitte della propria storia: la battaglia delle Forche Caudine. Per raggiungere da Roma la cittadina dauna, infatti, i consoli romani potevano scegliere tra due alternative: attraversare l’Appennino più a Nord e poi costeggiare la riviera adriatica verso Sud, strada meno tortuosa e più sicura ma molto più lunga, oppure avventurarsi attraverso le strettoie del Nord del Sannio. I consoli optarono per il tragitto più breve, ma il nemico sannita comandato da Gaio Ponzio Telesino, appostatosi sulle alture di quel territorio così angusto e poco conosciuto alle legioni romane, preparò una clamorosa imboscata che si concluse con una disfatta per le truppe di Tiberio, poi costrette a passare disarmate sotto il giogo.

Nei primi anni dell’800, in pieno sviluppo ferroviario, in Italia si cominciava a ragionare di una linea che consentisse di collegare il litorale tirrenico con quello adriatico. Il primo progetto della tratta, curato dall’ingegnere francese Bayard per i sovrani borbonici, risale al 1836, ma passarono molti anni prima della sua realizzazione a causa della lunga discussione politica che ne era scaturita, relativa al percorso che la linea avrebbe dovuto seguire. In quel momento infatti il Regno delle due Sicilie, di cui Lucera faceva parte, aveva l’esigenza di collegare la capitale Napoli con il porto di Manfredonia, uno dei principali scali merci del Meridione. Le diatribe nacquero per decidere quali centri sarebbero stati toccati dalla nuova linea, oltre alle solite considerazioni di carattere tecnico ed economico e agli interessi della stessa Società per le Strade ferrate meridionali che, dopo l’Unità d’Italia, aveva ottenuto dal Re la concessione per la costruzione della linea. Inizialmente il percorso che collegava Foggia a Napoli passava attraverso la valle del fiume Ofanto (che poi è divenuta la linea Rocchetta – Avellino), ma le mutate condizioni politiche, ossia l’unificazione del Paese, fecero apparire inadeguata questa soluzione a tutto vantaggio della città di Benevento che fino a poco tempo prima costituiva una semplice enclave Pontificia all’interno del Regno Borbonico. Il 28 novembre 1864 il ministro dei Lavori Pubblici del Regno Stefano Jacini e il direttore generale della Società per le Strade ferrate meridionali firmarono la convenzione con la quale veniva revocata la linea via Rocchetta Sant’Antonio ed autorizzata quella per Bovino – Ariano Irpino – Benevento. Le trattative sul percorso che la linea avrebbe dovuto seguire non tennero però alcun conto delle richieste avanzate al Governo da parte di alcuni Enti tra i quali i Consigli Provinciali di Capitanata, Benevento e Napoli nonché la Camera di Commercio ed il Comune di Napoli, i quali avevano spinto per un tracciato che, sebbene più lungo, toccasse i centri di Lucera e Troia che allora erano tra i più floridi della Capitanata. Continue reading

Lucera 2.0 e Lista Tutolo: proposte culturali

Lo scorso 22 Dicembre abbiamo assistito al pubblico incontro denominato “Piazza Pulita” organizzato dalle Liste civiche “Lucera 2.0” e “Lista Tutolo” presso piazza Duomo. Prescindendo dalle considerazioni politiche che esulano dagli obiettivi del blog, la nostra attenzione è stata catturata da un intervento stile “Vieni via con me”, il famoso programma andato in onda sulle reti Rai, in cui da una parte, in maniera provocatoria, si elencano le ragioni per cui si debba emigrare da un paese (come Lucera o come l’Italia) mentre dall’altra si ribatte con i motivi per cui vi si debba restare. Alla frase “Io vado via, perchè non c’è spazio per la cultura”, la risposta è stata “Io invece resto perchè questa città ha ancora tanto da insegnarmi”. A questo punto noi del blog non potevamo esimerci dall’obbligo di chiedere cosa e come sia in programma per la Cultura nelle idee dei giovani politici lucerini. Abbiamo intervistato Simone Cantore, esponente della Lista Lucera 2.0, che ha parlato di fondi europei e regionali, di una mappa dei monumenti, di tirocini per studenti e di wifi libero nelle aree prospicienti i monumenti, e Biagio De Maso, membro della Lista Tutolo, il quale ha illustrato proposte che riguardano valorizzazione dei siti archeologici, del boschetto e della fortezza svevo-angioina.

Speriamo di poter dar voce il prima possibile anche ad altri esponenti politici che vogliano illustrare le loro proposte in ambito culturale.

Alessandro De Troia

Santajusta di Alfredo Pitta

Quello che vi proponiamo oggi è uno dei romanzi storici più ricercati tra i lucerini nonchè lo scritto che ha ripreso la leggenda intorno alla famosa quercia (ormai andata distrutta) di Santajusta. Secondo le voci popolari l’imperatore Federico II di Svevia era solito riposarsi sotto le sue fronde. Sicuramente questo romanzo non può mancare nella libreria di un lucerino che si rispetti.

Santajusta di Alfredo  Pitta

santajusta

La storia è ambientata nel periodo direttamente successivo alla famosa Battaglia di Benevento del 1266 dove Manfredi, figlio dell’Imperatore Federico II, perse la vita contro il Re di Sicilia Carlo I d’Angiò, durante l’assedio che portò poi alla sottomissione della colonia saracena.

Protagonista è Federigo da Montecorvino (Drigo per la sua combriccola), una sorta di Robin Hood nostrano spodestato di ogni suo avere e costretto a vivere nei boschi intorno alla città.  Le vicende narrate girano intorno alla storia d’amore che nasce tra Drigo e Yseult de Toul, una giovane donzella data in sposa ad un francese fino alla risoluzione dell’assedio che vedrà lo stesso Carlo decidere le sorti della colonia.

Leopardi, saraceni, fanti e cavalieri vi accompagneranno in questo meraviglioso viaggio indietro nel tempo in quella che fu la Civitas sarracenorum Lucerie. Buona lettura.

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